Intervista a Jessica Guidi

Jessica Guidi è una giovane fotografa che, dopo aver frequentato a Roma il corso biennale di Fotografia presso la scuola “Scienza e Tecnica” e il corso di “Art Direction” presso l’Istituto Europeo per il Design, ha lavorato come assistente del fotografo Alessandro F. Dobici, con il mensile musicale RockStar e ha conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione presso l’Università “La Sapienza” di Roma.
Dopo diverse mostre, tra cui “Immagini con l’anima” e “Essenze”, ha esposto le sue foto in questi giorni a Pomezia, scattate un mese fa e altre risalgono al 1999.
La sua mostra fotografica dal titolo “Esho Funi” riguarda il principio buddista in base al quale vita e ambiente sono inseparabili e sono due aspetti fondamentali di una singola realtà: in ogni immagine l’essere umano e l’ambiente circostante sono legati, si raccontano, a volte addirittura in una simbiosi visiva. Da realtà più drammatiche a quelle più ironiche, da un paesino della Calabria a grandi metropoli, ogni parte del mondo è unita da questo principio.
L’incontro con il Buddismo segna una cesura fondamentale nel disegnare la consapevolezza di essere una fotografa e di guardare con uno sguardo nuovo la realtà.
La mostra sarà visitabile fino ad oggi 13 ottobre 2013 presso la Torre Civica di Pomezia.

Raccontaci chi è Jessica Guidi.
Sono una fotografa. Mi piace dirlo ora che riesco a farlo. Sono una fotografa a prescindere dal riconoscimento esterno. Perché è proprio un modo d’essere, guardare la vita e imparare ad ascoltarla. Per cogliere l’attimo devi respirare pienamente l’istante presente. Essere una fotografa per me significa di vivere cosi.
Come mai una mostra a Pomezia?
Mi è stato suggerito da una mia amica di Pomezia che conosce la mia mostra. Sono andata a vedere la Torre e il posto mi sembrava suggestivo. Per di più è uno spazio del Comune messo a disposizione a titolo gratuito. Voglio far girare le mie immagini ovunque. “L’arte è capace di creare un legame spirituale tra le persone” (scrive il mio maestro Daisaku Ikeda, presidente SGI) e per questo non può avere confini.
Come ti sei avvicinata alla fotografia?
Nel 1998, avevo voglia di fare altro oltre studiare all’Università. Mi piaceva scattare le foto ed ho iniziato un corso del Comune di Roma dove ho avuto la fortuna di incontrare come insegnante Francesca Molè la quale mi ha educata a guardare oltre, sia in fase di scatto che in camera oscura ed ha saputo subito riconoscere la mia capacità nella fotografia di scena e in particolare ai concerti.
Quanto ha influito la tua città sulla tua professione?
Roma è scomoda, disorganizzata, pericolosa ma, allo stesso tempo, è accogliente, solare, giocosa. È ferma e veloce. È una città aperta ma con uno sguardo diffidente. È storia, è malinconica, è un passato stanco ma fiero che si sforza di guardare e lasciare spazio al futuro. Roma parla il romano. Conosce poco l’inglese e non sente l’esigenza di colmare questo limite perché sa farsi comunque capire e amare.
Insomma la Capitale è una città ricca di contrasti. Amo le immagini contrastate. Forse in questo mi ha influenzata.
Ti sei specializzata per un genere di fotografia in particolare?
Fotografia di scena e street photography. Ho iniziato a lavorare come fotografa ai concerti per il mensile musicale Rockstar. Avendo studiato il pianoforte fin da piccola ho subito avuto una certa capacità a saper ascoltare con gli occhi. Mi piace molto la fotografia “live”. Quest’anno sono stata accreditata da Villa Celimontana Jazz come fotografa ufficiale. La fotografia al cinema e al teatro conservano invece il fascino del matrimonio tra il reale e l’irreale. Il fotografo può racchiudere in uno scatto i due aspetti o svelarne la separazione semplicemente allargando l’inquadratura. È eccitante. La street photography (le foto di questa mostra si rifanno a questo genere), invece, mi da la possibilità di raccontare in maniera artistica la realtà della società.
Come scegli un soggetto e l’inquadratura?
Dipende. A volte rimango colpita da un soggetto particolare e lo seguo con lo sguardo per cogliere “il momento giusto” oppure cattura la mia attenzione un paesaggio, uno scorcio, un particolare e aspetto il soggetto ideale che completi l’immagine. Altre volte l’universo è dalla mia parte e mi ritrovo nel mezzo di un’immagine perfetta pronta per essere immortalata. L’inquadratura l’ho “levigata” negli anni ma ho ereditato molto dalla fotografia di scena e dai grandi fotografi francesi del XX secolo come Doisneau, Henri Cartier-Bresson, etc
Quando è nato l’interesse per la filosofia orientale?
Ho incontrato il Buddismo di Nichiren Daishonin e la SGI (Soka Gakkai Internazionale) nel 2003. È una religione affascinante quindi mi sono avvicinata più per curiosità che altro. Sono diventata buddista nel 2005. Il buddismo è stato uno strumento essenziale per tirare fuori tutta la mia creatività e il coraggio di coltivarla. E ho imparato a saper utilizzare ogni aspetto e momento (anche quello apparentemente negativo) per crescere. Non ho mai saputo coltivare per cosi tanto tempo e costanza qualcosa nella vita. Ma è stato inevitabile perché lo scopo del Buddismo è creare un movimento culturale per la pace dedicato alla crescita dell’interiorità delle persone.
Nella mostra sono esposte foto in bianco e nero. Perché hai scelto di stamparle così e non a colori?
Il bianco è nero è un modo diverso e a mio avviso più intenso di leggere la realtà. Poi ci sono situazioni (come Madrid nella mia mostra) che rendono molto di più l’idea lasciando parlare il colore.
Progetti futuri?
Vorrei fare le foto di scena per un film girato per un po’ di tempo fuori dall’Italia. È un esperienza che sento mi manca. Per il cinema ho sempre lavorato qui a Roma e al massimo per qualche giorno. Credo che lavorare su un set all’estero in un cast sia un esperienza formativa da un punto di vista sia professionale che umano.
Per quanto riguarda “Esho Funi” voglio portarla fuori dai nostri confini: londra,new-york, berlino e il sogno Parigi, la città madre della fotografia e dove è stata scattata l’immagine portante di questa mostra.

Per maggiori informazioni contattare l’artista o l’Ufficio Cultura di Pomezia al numero 06.91146467.

Per info: http://www.senzatomica.it/campagna e http://www.jessicaguidi.com
http://www.facebook.com/jessicaguidi.photo


A cura di Antonia Pèsare

©Riproduzione riservata

12 ottobre 2013

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