Artista: Angela Corelli

Angela Corelli nasce nel 1962. Ha studiato all’Accademia Belle Arti Ravenna e Bologna,
Inizia ad esporre negli anni ’90 interessandosi di carte di vecchia data e negli ultimi 15 anni ha cominciato a sperimentare antiche tele di lino e canapa.

Per anni si è dedicata alla progettazione di opere decorative per Interior design in particolare per lo Studio Stefania Sanna di Imola.
Docente di Scuola Secondaria di primo grado e da sempre pioniera della Didattica Attiva Creativa che permette la sintesi e la traduzione dalla teoria alla pratica, approccio pedagogico/didattico tranquillizzante che accompagna ad una comprensione concreta e non astratta dei saperi.
Dal 2007 scrive per la testata nazionale Giardinantico di Rose Antiche, Giardini e di Politica della Bellezza.
Ha esposto in Italia e all’estero ricevendo riconoscimenti anche in alcuni premi nazionali.

  

Segue il testo critico di Sabina Ghinassi

La scrittura pittorica di Angela Corelli si colloca in territori percorsi da una levità di gesto e di materia di estrema raffinatezza. Ori e filigrane accompagnate da una rêverie densa di archetipi ieri, tarlatane, canape, lini e segni dolcissimi, quasi frementi, oggi. Poco inclini da sempre agli estremismi, al coup de théâtre fine a se stesso, le sue opere raccontano, seguendo un fil rouge di deliberata coerenza, un immaginario nel quale la narrazione da racconto tutto interiore si fa, senza autocompiacimenti narcisistici, exemplum di domande, risposte, interrogativi a metà strada tra la fascinazione materica e la morale. Sempre sussurrati con forza, beninteso, mantra destinati a ripetersi con lentezza accompagnati da un gesto taumaturgico: una litania antica da pronunciare per scacciare i demoni, veri o presunti, della nostra contemporaneità, per illuminare la strada. L’assenza del corpo in quelle vesti fluttuanti disegna un’identità femminile da ricostruire, da re-inventare, distruggendo gli stereotipi contemporanei, la massificazione artificiale che rende grave l’idea di donna, costretta tra patetiche maschere maschili e sterili adesioni ai deprimenti modelli imperanti. Ritrovarsi, allora, è facile in queste immagini di purezza, passata, presente e futura, purezza da recuperare tra le pieghe della memoria, quella più antica e sedimentata, in apparenza dimenticata, quasi questi fossero pepli sacri di una pitonessa in attesa di vaticini o camicini per una prima comunione senza orpelli e bomboniere nascosti in un vecchio baule. Quello di Angela è il racconto di questo ritorno a sé, ai propri ritmi, alla giusta gravità del tempo e delle emozioni, alla seduzione del gesto, del corpo, della materia, al tessere immaginifico del disegno di se stessi e delle cose del mondo.

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