Mostra “Il viandante”, 17 – 31 ottobre, Taormina

Una postazione interattiva apre la mostra multimediale dedicata a Il Viandante, in cui potersi soffermare per consultare sul monitor, fotografie, documenti e parte dei video di Lello Chiaia e Maria Siponta Fini, dai più conosciuta con il nome di Dina, che è l’ideatrice e curatrice della mostra.
La postazione è da immaginare come un tuffo in tutto ciò che è stato e ha rappresentato la vita di Lello e Dina, viandanti per scelta. Altrettanto d’impatto, nell’area del vestibolo dell’ex chiesa del Carmine a Taormina, ci sarà in esposizione una tela realizzata a sei mani nel 1988, proprio nel comune ionico, più precisamente all’Isola Bella.

A firmare l’opera, che rappresenta un drago immerso in un magma cosmico, sono stati Lello, Dina e l’artista Salvatore Pluchino. Uno dei tantissimi omaggi che i due generosi viandanti di origini pugliesi hanno fatto alla perla del Mediterraneo. Ed ancora oggi, rimane inalterato il senso di appartenenza a questi luoghi, al punto da allestire una mostra che racconta un territorio, la sua gente e quanti hanno conosciuto personalmente o indirettamente l’istrionico Lello Chiaia, scomparso da due anni.
Numerosi gli ospiti che hanno assicurato la presenza per l’inaugurazione in programma per sabato 17 ottobre alle ore 17.30. Madrina sarà la professoressa Nunzia Buda in Bonasera, storica amica di entrambi nelle estati trascorse a Taormina. Ed ancora è in programma l’intervento del professor Mario Bolognari, antropologo e docente universitario all’Università degli Studi di Messina, nonché sindaco nel 1997 quando Lello girò lunghe sequenze di immagini che oggi sono contenute nel video ‘Omaggio a Taormina’. Ed infine, tra gli interventi in scaletta, quello di Sergio Antonino, psichiatra ed amico sin dai tempi in cui Lello lavorava a Bari. Il prof. Antonino parlerà dell’amico Lello, della poliedricità di un uomo che mai si è sottratto al confronto e ha dato innumerevoli dimostrazioni di umanità, insita nel suo modo di agire. Tra gli ospiti e sostenitori attivi del progetto di Dina ci saranno il giornalista di Rai Basilicata Rino Cardone, la regista Viola Piccininni e molti dei collaboratori che hanno faticato a lungo per la realizzazione del progetto.

“Ogni intervento – ha spiegato Maria Siponti Fini – servirà a delineare il senso di questa mostra, a raccontare l’uomo a cui sono stata a fianco per gran parte della mia vita e che con la sua quotidiana azione ha omaggiato uomini, donne e luoghi. Oggi il senso di questa mostra è un dono a lui, alla sua grandezza d’animo e alla genialità che ha tradotto in immagini, fotografie, pensieri ed azioni”.

UN FUNAMBOLO REGISTA PROIETTATO NELLA BELLEZZA
E POETA D’UN IMMAGINARIO, SENZA LACCI E LACCIOLI.
il viandante
La Taormina che non appare al visitatore frettoloso e distratto; la Taormina sotterranea e nascosta, quella underground, quella delle notti insonni, passate a rincorrere l’immagine della luna – in alto nel cielo, sopra l’Etna – e a ricercare forti emozioni, che solo certi contatti umani riescono a dare; ebbene questa Taormina che appartiene agli artisti di strada e alla loro fantasiosa ed assai creativa maniera di aggiungere il loro lavoro ed il loro modo di fare, alle millenarie stratificazioni architettoniche della città (che parlano da sole) è la vera e grande, e meravigliosa, perché no, Taormina che Lello Chiaia propone in un suo cortometraggio: assai ricco dal punto di vista dell’interpretazione semantica della realtà.
Quello di Lello Chiaia è stato, per la verità, un tentativo (creativo) assai ben riuscito, di andare oltre le futili apparenze ed oltre la caducità delle mode; un tentativo il suo, che conferma le qualità umane, culturali, emotive ed intellettuali di un individuo sensibile e concreto – quale lui è – che allo stretto profitto economico e alla snervante routine quotidiana (che soffoca i cuori) ha preferito la vita di strada: che negli anni della sua formazione politica e culturale rientrava nella logica dell’immaginazione al potere.
Nel rimarcare la bontà della sua scelta intellettuale (che lo ha portato, oggi, a guardare con discreta attenzione il lavoro dei saltimbanchi, dei venditori ambulanti e dei lavoratori asiatici ed africani) non possiamo non sottolineare – con la dovuta attenzione che merita questo caso – com’egli abbia preferito, qualche decennio addietro, al suo precedente lavoro di professionista (delle patologie della mente) quello dell’artigiano tout court che con la sua ricca manualità espressiva pone, oggi, tutte insieme le mani, la mente, il corpo e lo spirito; nella logica d’una cultura zen in grado di armonizzare il più positivo con il meno positivo, così da far nascere l’accordo e l’equilibrio tra tutte le anime che popolano il pianeta.
La storia che viene fuori, dal filmato realizzato da Lello Chiaia, è la storia di tutte quelle persone che non si adagiano sul pensiero dominante della società (ovverosia sulla visione egemone dei gruppi sociali che sono, in qualche modo, prevalenti) ma su un’idea (a tratti persino comunarda e ribelle, ma senz’altro attraente e piacevole) in cui la fratellanza (quella che si matura nelle piazze, sui marciapiedi e agli angoli delle strade) prevale sulle logiche dello sfrenato consumo; dell’’interesse privato, a danno del prossimo; del perentorio utile economico, a favore dei pochi; dell’assoluto vantaggio finanziario, a difetto dei più; del guadagno irrefrenabile, per nulla equo e solidale; del plusvalore e del capitale.
Aggiungiamo, inoltre, che c’è grande forza di pensiero e di comunicazione nel breve, ma assai intenso, filmato di Lello Chiaia: in quale si dimostra, per la verità, attraverso questo lavoro, buon conoscitore non solo dei fili estetici della cinematografia – e quindi del senso da dare al suo racconto dinamico – ma anche ottimo esperto della vita e delle vite che stanno a monte della sua stessa narrazione filmica. Guardando, insomma, il suo rapido – e per nulla tentennante – documentario su Taormina (intenso nel ritmo delle scene e volutamente smorzato nella cadenza musicale) ci si accorge che l’autore di questo cortometraggio conosce ad uno, ad uno, tutti gli interpreti spontanei, da lui ripresi e poi “serrati” (in una valente attività di post-produzione) in una sequenza filmica, assai forte e decisa, sia nei contenuti e sia, anche, nei tratti espressivi.

Testo: © Rino Cardone, critico d’arte (e materiale fotografico).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...