Mostra “Andy Warhol” a Bologna fino al 15 dicembre 2015

La Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. di Bologna apre la stagione espositiva autunnale con una mostra dedicata ad Andy Warhol, figura incredibilmente versatile e dinamica che, a vent’anni dalla morte, continua a rimanere uno dei personaggi più influenti dell’arte e della cultura contemporanea. La mostra – curata da Franco e Roberta Calarota e fortemente voluta dalla figlia Alessia, attuale direttrice – rende omaggio al ricco percorso artistico del maestro della Pop Art americana, capace di lasciare un segno indelebile non solo nel mondo dell’arte ma anche in quello della musica, del cinema e della moda. Un grande rivoluzionario quindi che, più di chiunque altro, ha compreso e interpretato i tratti della società del XX secolo per modificare per sempre il significato profondo che attribuiamo oggi alla parola “Arte”.
Ripercorrere il percorso creativo di Andy Warhol (Pittsburg, 1928 – New York, 1987) significa comprendere gli snodi che hanno rivoluzionato l’arte dei nostri tempi. L’artista ha infatti colto alcune delle suggestioni più intriganti della storia dell’arte che lo ha preceduto – dalla decontestualizzazione dei Ready Made di Marcel Duchamp alla ripetizione differente operata da Giorgio de Chirico – per dare loro un seguito nuovo, calato negli anni del boom economico, delle celebrità mediatiche (scegliendo come soggetti Marilyn Monroe, Mao Tse-Tung, Jacqueline Kennedy) e della pubblicità commerciale (con le famose bottiglie di Coca-Cola o gli ancora più noti Barattoli di Campbell Soup). Portando gli scaffali del supermercato all’interno di un museo, Warhol continua a riflettere sulla forza della decontestualizzazione degli oggetti di Duchampiana memoria condividendo con questi il prelievo tale e quale di una porzione di realtà per trasportarla altrove e si fa artefice principale del definitivo abbattimento delle ormai anacronistiche barriere tra cultura alta e bassa, o per meglio dire “popolare”. Il concetto di “Pop” non si riferisce infatti all’idea di creare un’arte “del popolo” o “per il popolo” ma piuttosto di guardare all’immaginario della cultura di massa per elevarlo allo stato di arte. Per rendere semplici oggetti senza significato delle icone, Warhol capisce però l’importanza di affiancare al concetto dello straniamento dadaista, la pratica della ripetizione, ancora una volta dimostrando la capacità di assorbire le tendenze della società di quegli anni in cui la produzione in serie si era imposta con forza. La ripetizione differente trova un grande maestro e un illustre predecessore in Giorgio de Chirico, che negli anni della Neo-metafisica torna a citare se stesso in un gioco di corsi e ricorsi e ha conseguenze dirette anche sulle tecniche artistiche adottate da Warhol: nella sua produzione si assiste a un progressivo abbandono della pittura a favore della serigrafia, tecnica che consente la produzione di immagini in serie proprio come le industrie capitalistiche realizzano in massa prodotti per i consumatori. Se negli anni Quaranta-Cinquanta, con Jackson Pollock e gli Informali, l’importanza veniva data alla manualità, al gesto dell’artista che imponeva sulla tela segni e materia, ora al centro viene posta l’idea, il pregetto, il pensiero che produce l’opera, con evidenti fortissime conseguenze sulle tendenze in cui si è poi mossa l’arte in anni più recenti.
Il quadro tracciato da Andy Wahrol è quello di un artista costantemente in bilico tra la critica e l’ammirazione per un sistema che seppur fondato su basi estremamente controverse, è anche uno straordinario esempio di democrazia: “perfino il più povero può bere la stessa Coca-Cola che beve Jimmy Carter o Liz Taylor”. La Galleria d’Arte Maggiore si prepara ad accogliere la prima monografica sull’artista, mettendo come sempre in evidenza i legami con la storia e gli influssi sulle generazioni successive e continuando l’approfondimento sulle figure più rilevanti della storia dell’arte.

Per maggiori info cliccare su: Sito ufficiale

Galleria d’Arte Maggiore G.A.M. from Bologna opens its fall expositive season with a show dedicated to Andy Warhol, ecletic and dynamic artist who, even twenty years after his death, remains one of the most influencial personalities of contemporary art and culture. The exhibition – curated by Franco and Roberta Calarota and strongly promoted by their daughter Alessia, current director of the Gallery – is a tribute to the rich artistic path of a great master from American Pop Art, who was able to have a permanent impact not only on art but also on contemporary music, cinema and fashion. A great revolutionary who, better than anyone else before, understood the features of the XX century society, and changed the meaning of the word “Art” forever.

Retracing the artistic path of Andy Warhol (Pittsburg, 1928 – New York, 1987) means understanding the turning points that have changed the art of our age. The artist was able to catch some of the most intriguing suggestions of the previous art history – from Duchamp’s Ready Made decontextualizations to the different repetition by Giorgio de Chirico – to give them a new life, in the context of the economic boom, of the mediatic stars (choosing Marilyn Monroe, Mao Tse-Tung, Jaqueline Kennedy as subjects) and of advertisement (with the famous Coca-Cola bottles or the well known Campbel Soup cans). Bringing the supermarket shelfs into the museum, Warhol evolves Duchamp’s teaching about the power of objects decontextualization, sharing with him the idea of taking a piece off its reality and place it somewhere else and becoming the main author of the permanent demolition of those dated barriers bethween high and low (or better “popular”) culture. Indeed, “Pop” doesn’t mean to create something “popular” or “for the people” but rather to take a look on the mass culture scenary and rase it to the state of art. In order to turn simple objects into icons, Warhol understands the importance of combining the Dadaist estrangement with the repetition practice, once again demostrating his ability to learn from the society he was living in, when mass-production imposed itself. Giorgio de Chirico is the eminent predecessor of the different repetition practice: in the years of Neo-methaphisics, he started to allude to his own operas citing himself. This has direct consequences on Warhol’s artistical methods too: in his production painting is slowly abbandoned in favor of serigraphy, which allows him to create serial images just like capitalistic industries do with products for consumers. Whereas in the Forties-Fifites, with Jackson Pollock and Informal Art, manuality and action were the most important part of the work and the artists used to make materic signs on the canvas, now with Pop Art the idea, the project, the thinking are the main parts of the piece, with undeniable consequences on the following art tendences.

The scene created by Andy Warhol is constantly between criticizing and admiring a system that, even though based on a contentious ground, remains an extraordinary example of democracy: “you know that the President drinks Coke, Liz Taylor drinks Coke, and just think, you can drink Coke, too […]. All the Cokes are the same and all the Cokes are good”. Galleria d’Arte Maggiore is delighted to host its first monographic show of Andy Warhol, enlighting as usual the connections between historical art and the next generations, carrying on the study of the most relevant protagonists of the world of art and their influences.

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