“La matrice dell’inganno”, Michelangelo Galliani, Latina 21 giugno/31 agosto 2016

“Se pareba boves, alba pratalia araba, et albo versorio teneba, negro semen seminaba.” è un famoso testo allusivo, probabilmente il più antico pervenutoci in lingua romanza, conosciuto come l’indovinello veronese, che parla tra le righe dell’atto dello scrivere: i buoi sono le dita, il campo bianco è il foglio di carta, il bianco aratro è la penna d’oca e il nero seme è l’inchiostro.

Una metafora della verità, una realtà travestita d’altro. La realtà ha sempre molte sfaccettature. Un contesto che padroneggia abilmente l’artista emiliano Michelangelo Galliani, in esposizione alla Romberg di Latina con una raffinata selezione di lavori degli ultimi anni in una sintesi tra sacro e profano.
Nello spazio della galleria convivono armoniosamente opere scultoree di dimensioni differenti che danno vita ad un insieme dinamico e vivace. Il percorso espositivo si compone di unità minime, teste, arti, frammenti di storie che si trasformano in singolarità più strutturate.
Galliani simula abilmente utilizzando un’ispirazione classica e manipolandola fino a raggiungere un mondo d’elezione che vive di vita propria con una potenza narrativa fuori dal comune, e scardina emozioni contrastanti accostando sapientemente materiali eterogenei come la pasta marmorea, l’acciaio, la cera, l’ardesia, la ceramica, il piombo, l’oro che si esaltano a vicenda in una resa d’espressività e lirismo. L’artista sa cogliere con facilità la natura intrinseca dei soggetti mantenendo sempre una coerenza progettuale ben integrata ad una sintassi espressiva che predilige l’aderenza a contenuti contemporanei, con forme originali e mai scontate.
Nello svuotare blocchi informi di materiale grezzo Michelangelo Galliani estrae sotto il suo robusto incedere unità generate e generatrici di quell’essenza esistenziale, autentica, disvelando verità che “sono illusioni – parafrasando Nietzsche – di cui si è dimenticato che sono tali” innescando in questo modo una dissimulazione che è la matrice dell’inganno.
(Testo di Gaia Conti)

 

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