Lino Selvatico. Una seconda Belle époque, Venezia fino al 31 luglio 2016

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da LSWR GROUP (Milano, 2016), a cura di Cristiano Sant, con contribuiti di Elisabetta Barisoni, Silvia Borsetto, Clarissa Coidessa, Irene Fonte, Sergio Marinelli, Michela Miraval, Giovanna Niero, Ivano Sartor e Nico Stringa, che rappresenta un significativo aggiornamento degli studi storici e una più precisa collocazione di alcuni aspetti importanti della vita e della produzione dell’artista.
Il nome di Lino Selvatico (Padova 1872 – Biancade, Treviso 1924) si lega a doppio filo alla storia veneziana a cavallo del XX secolo nonché alla nascita della Biennale:
uno dei promotori della rassegna è proprio il padre dell’artista, Riccardo, figura di riferimento per la politica cittadina e sindaco dal 1890 al 1895.
Il salotto dei Selvatico è animato dall’elegante aristocrazia fin de siècle, unita al mondo letterario e artistico, da Luigi Nono a Cesare Laurenti, fino a quello del teatro. Intrapresa la strada della pittura, dopo gli studi di Giurisprudenza, Lino esordisce alla Biennale del 1899 e partecipa a quasi tutte le edizioni successive: attraverso questa frequentazione assidua, l’artista si colloca precocemente nella linea delle istanze di rinnovamento che, dall’Inghilterra all’Irlanda,
dalla Spagna alla Francia, caratterizzano le prime edizioni della rassegna.
Messe da parte sia le suggestioni realiste sia le influenze simboliste, Lino Selvatico diviene il principale referente per la ritrattistica veneziana,
contribuendo a rinnovare questo genere attraverso il confronto con il gusto europeo e gli esempi offerti dalla pittura inglese del Settecento.
I capolavori più noti dell’autore sono sicuramente i grandi ritratti che egli realizza per l’alta società veneziana e milanese e nei quali trasfonde
un immaginario e una cultura visiva strettamente legati alla Belle Époque.
La parte più consistente di questa produzione si concentra intorno alla figura femminile e in veste di “pittore delle donne” Lino emerge
fin dalla Biennale del 1903, con la rappresentazione dell’attrice Irma Gramatica e della signora Coletti.
Il trasferimento a Milano nel 1918 gli permette di allargare la committenza che comprende i personaggi più in vista della mondanità, artistica e teatrale,
e i protagonisti della vita sociale e culturale dell’epoca.
La sua attività viene celebrata più volte dalla Biennale, che gli dedica mostre individuali nel 1912 e 1922, oltre all’importante omaggio retrospettivo del 1926.
Lino Selvatico muore, in seguito a un incidente motociclistico, il 25 luglio 1924.
Lino Selvatico
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