Opera della settimana: LA MADRE di Dora Romano con critica di Mauro Di Martino

La madre

Quest’opera “La Madre” di Dora Romano  mi ha colpito molto e ve la mostro. La critica non è mia ma di Mauro Di Martino e mi sembra giusto ricordarlo subito.

 

L’arte per Romano non si limita al racconto dell’io o alla pura contemplazione del bello, il suo è un percorso fatto di ricerca e di analisi, dove dietro un impatto gradevole di un elaborato, che deve assolutamente esserci e lo dimostra, esiste soprattutto un pensiero analitico che percorre tematiche che mutano a seconda del suo vivere e della popria sensibilità emotiva ed intellettuale, impregnata di contaminazioni che nutrono e irretiscono le idee che progetta e che prendono vita. Non a caso, “La Madre” di Dora Romano, dal gusto puramente realistico, o ‘virtualmente realistico’, è un’opera derivata dalla miniserie “Maria di Nazareth” del regista Giacomo Campiotti del 2011, il quale racconta la figura umana di Maria, il suo ruolo di donna e di madre, una “ritrattistica” meno canonica rispetto le consuete, ma di certo più vera, umana, dunque più popolare per certi aspetti, più vicina e reale a tutti. La verità, la realtà che si tramuta nel dipinto in spinto realismo, tecnicamente parlando (ma mai iper, asettico e algido per natura), motiva l’artista di quest’opera a realizzare qualcosa che sia d’impatto, che abbia urgenza di narrare attarverso una sintesi tradotta in comunicazione visiva in maniera efficace che però risolutiva non è. Una intera vita è cosa alquanto complessa da sintetizzare, specie quella della Madre per eccellenza, si rischia di essere sommari, superficiali, riduttivi. Dunque per questo motivo Romano sceglie una composizione inconsueta, non prevedibile. Non usa nessuna composizioni piramidale, nè centrale, o tradizionale per opere di tali dimensioni, ma lascia una composizione aperta per ‘catturare’ il soggetto osservatore dentro l‘opera stessa, rendendolo parte di essa e dunque mai finita. Si convince che a disporre i soggetti dell’opera alle zone prospicienti la terminazione fisica del supporto, renda partecipe l’osservatore stesso , come detto, come se fosse in una ripresa visiva appunto. Questo a tratti lo stranisce e lo coinvolge, come realmente fa il virtuale. In questo modo la scena di sintesi (che passa dalla nascita di Cristo a sinistra ed alla sua morte a destra fino ai due grandi volti: di Maria e di suo Figlio in alto) si rende dinamica e non statica, grazie anche ai tagli ‘fotografici’ dei soggetti rappresentati, e chi osserva si rende attore dell’opera, seguendo un percorso libero, ciclico o in diagonale, soffermandosi sui dettagli e provando anche un senso di profondo contrasto emotivo. Il sorriso della Madre ed il suo stesso pianto di profondo dolore scuotono fin al desiderio di renderLe consolazione e questo ci rende parte attiva della scena. Un realismo emotivo, quindi anche fisico, dunque non virtuale, che rende la Madre di Cristo una donna non solo da venerare ma da comprendere ed amare. Il coinvolgimento, l’empatia che si provano sono la chiave di questo mirabile lavoro e che cerca, anche dopo averlo osservato con attenzione, di restare fisso nella mente, lasciandosi ricordare. Questo è possibile grazie soprattutto all’eleganza ed all’equilibrio di una composizione formale e cromatica, ove il necessario c’è tutto a scapito del superfluo. Il “less is more” (meno è di più) , come affermava un noto architetto (Mies van der Rohe), resta imperativo per quest’opera accuratamente studiata e meticolosamente realizzata. Chi guarda ad un certo punto si pone una domanda: “perchè quella scena di fondo?” . Un secondo piano che in realtà possiede una valenza importante: il Santo Sepolcro nel quale il corpo di Cristo si trova, si troverà, è già risorto o ancora no? E’ una porta, un passaggio, una diversa dimensione che dal virtuale ci porta al reale o viceversa? Un’opera deve essere in grado di far nascere domande nella mente di chi guarda, non può essere pura rivelazione, ci ridurremmo semplicemente a contemplarla e noi siamo fatti non solo di occhi che osservano, ma di mente che elabora pensieri e di anima che alimenta fede che resta realtà del nostro vivere. Maria, intesa come una Donna prima che Santa, nelle cui emotività ci si può riflettere, emoziona noi profondamente, è toccante il suo vivere, e che si sia credenti o meno, è impossibile ignorare la storia della Madre, reale per eccellenza.

Testo critico dell’arch. Mauro Di Martino

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