Artista della settimana: Arthur Daniel Pop

Scritto da Arthur

Chi è creativo stabilisce un rapporto ambiguo con la realtà che lo circonda in quanto, anche se facente parte di essa, ne modifica l’intensità creando mondi, suoni,forme che altrimenti non esisterebbero quindi… in qualche modo le disobbedisce. Un po’ come un ragazzino che al contrario di quanto gli dica la mamma prende la sua bici e va alla scoperta…”

È partito tutto un po’ come un gioco in seguito all’aquisto di uno smarthphon con una buona telecamera. In quei giorni, a causa di un grave guasto al PC, ho dovuto accontentarmi del cellulare come mezzo di comunicazione per social e altro. Prendendo dimestichezza e appassionandomi alla fotografia (un po’ contagiato dal mio migliore amico che fa il fotografo, forse), ho iniziato a fare le prime foto e a sperimentare il limitatissimo ma efficiente programma preinstallato del telefonino. I primi risultati furono terribili ma utili per la crescita e l’evoluzione di questo “gioco”. Ciò che cercavo e cerco tutt’ora di raggiungere è una visione differente del mondo che ci circonda, un’astrazione della realtà stessa tramite bruciature, filtri di colore, saturazione, hue, negativi e raramente qualche magnifico “filtraccio” come la penna magica, posterizazione, fumetto (dei fakesimili terribili ma sognanti). Lo stile potrebbe essere definito come un’evoluzione della fotografia di Paul Strand. Il concept è simile ma c’è l’aggiunta della tecnologia, un po’ la stessa cosa che capita a un pittore quando scopre nuovi pennelli, tecniche, stili, strumenti di lavoro, un marchio diverso di colori, ecc.. È facile che questa mia arte possa essere sottovalutata in quanto “strana” e dal momento che la fotografia non è vista in questo modo dal pubblico ormai abituato ad altro. Quando si parla di arte fotografia tutti tendono a pensare o a vecchie fotografie in bianco e nero, o a nuove fotografie di grande qualità e definizione con obiettivi riconosciuti, o a montaggi artistici. Nessuno penserebbe mai a una foto con la definizione spesso “pixelosa” di un telefonino carica di filtri e bruciature che accentuano spesso e volentieri l’imprefezone. Ma è proprio ciò che io adoro. Il mio strumento, tanto imperfetto quanto la mano umana, i pixel, le bruciature e le sgranature sono il tocco del mio pennello digitale e non ci rinuncerei mai, anzi, spesso mi diverto ad evidenziarli con una certa prepotenza. Le foto assumono quasi una dimensione e una realtà tutto loro, il che lo avvicina, pur se leggermente, anche al surrealismo. Non m’interessa se ciò cozza con la visione dominante di astratismo. L’astrazione deve venire nella testa dello spettatore non nel quadro. Il titolo che metto è la mia personale visione ed essendone l’artista ho piacere nel proporla. Tuttavia, nessuna interpretazione è sbagliata. Il mio tentativo, spesso, è anche quello di emulare la pittura. tengo a precisare, nel caso non sia trasparso, che non vi sono montaggi o modifiche locali, anche perché mi sarebbe stato impossibile. La foto andrebbe trattata come se fosse stata scattata con un obiettivo molto strano, un filtro che simula gli occhi di un alieno venuto da un universo parallelo se vogliamo.

Fonte: Arthur Daniel Pop
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