Mostre Personali di Gangemi, La Ghianda e Sangalli a Bologna, 16 – 28 novembre 2019

La sintesi del realismo silente morandiano o la linearità del simbolismo geometrico? Nonostante l’apparenza formale possa indurre a facili etichettature, il denominatore dell’arte di Antonello Gangemi ha altre origini, molto più antiche e molto meno artistiche. Si tratta di quel grafismo esplicito ed altamente comunicativo da cui origina l’unica caratteristica prettamente umana, la memoria. L’opera si immedesima, dunque, in un archetipo mnemonico quale segno materiale precede di secoli quello verbale e si esterna in nient’altro che disegni, ovvero opere d’arte. Gangemi avverte l’immediatezza e la spontaneità dei pochi tratti e dei colori primari – le caratteristiche di basso livello (low level features) che sono l’ossatura di ogni immagine e sono rilevate dalla parte più antica del nostro cervello, il mesencefalo. Qui origina la segmentazione dell’immagine che dai grafemi passa ai simboli per giungere alla semantica. Questo costruirsi cognitivo dell’imago è illustrato dalle opere di Antonello Gangemi che spaziano dal geometrismo rupestre fino al realismo novecentesco senza pause o interruzioni come avviene per il meccanismo neurale che le elabora tutte sotto il segno della comunicazione non verbale ma illustrativa e descrittiva, quella archetipica e primordiale.

Il senso primario che sgorga dai lavori di Luciano Vetturini (Nino La Ghianda) è quello epico popolare che distingue ogni tradizione. Un linguaggio quasi biblico, capace di nutrirsi della lezione di grandi maestri come Bruegel e i pittori …  e poi a un certo punto, in Vetturini sboccia come una furia espressiva, sonora e corale che fluidifica l linguaggio quasi biblico, capace di nutrirsi della lezione di grandi maestri come Bruegel e i pittori nordici e dell’immaginario illustrato degli anni in cui Covili ha intrapreso la strada dell’arte…. Da un certo momento in poi, in lui è sbocciata come una furia espressiva cifra stilistica in una scrittura organica della quotidianità. Una grande cultura della comunità trapela dalle liriche di Vetturini che, con gli della vita, narra un quotidiano – semplice ed efficiente – con una forte nota malinconica per il non ritorno dell’Arcadia dove uomini e natura vivono in perfetta armonia. Una malinconia che traspare dalla pesantezza barocca delle figure e dal horror vacui degli ambienti addolcito dal tratto sempre fluido e curvilineo, prediletto dalla percezione umana. Un cantore della vita dimenticata, Luciano Vetturini diventa lo storyteller di un’intera mitologia – immagini, visioni e memorie che si nutrono dalla storia umana e artistica di Vetturini stesso, lunga un quarto di secolo – tanto necessaria alla sensibilità contemporanea, quale unica salvezza rimane il ritorno alla semplicità naturale. Nasce così la solo “Cantastorie – Storytellers”, una neverending story.

Un sorriso amaro sull’assurda perdita di umanità dell’essere contemporaneo contraddistingue l’operato di Andrea Sangalli. Lo zoomorfismo edonistico avvicina l’artista al Medialismo, la contemporanea corrente artistica che non considera l’opera d’arte come totalità autonoma, ma trova riscontro nel concetto dell’arte come costruzione libera e indipendente della mente e del sentimento. La pittura, dunque, agisce su un’ampia gamma iconografica evocando immagini frequenti dell’imprinting popolare, rifiutando una manipolazione meramente descrittiva della vita, assimilando piuttosto realtà più disparate della trasfigurazione sociale. Una trasfigurazione che trasforma la vita umana in un’avventura ittica sotto il segno di un maniersimo pop che nei colori shocking e nei tratti fumettistici trova la sua espressione più bizzarra e ludica. L’artista compie con molta leggerezza e disinvoltura una metamorfosi esistenziale che muta l’essere umano nel vertebrato acquatico quasi bidimensionale e ruvido, coperto di scaglie e dotato di pine, dal quale phyla nasce l’intera vita terrestre. Uno scherzo con la natura o, meglio ancora, della natura del artifex che presenta una vera immersione nel mondo dell’inconscio.  E al pari di un pesce, Sangalli sembra possedere una proprietà naturale che gli fa spalancare gli occhi sul mondo, come se la sua evoluzione artistica lo avesse portato a fare a meno della palpebra, per non perdere un solo istante. 

Fonte: Denitza Nedkova

 Sponsorizzata e pubblicizzata da: 

Durata mostra:

dal 16 novembre al 28 novembre 2019

dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00

 28 novembre chiusura ore 15.00

Info e contatti:

Mail: info@wikiarte.com

Sito: www.wikiarte.com

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