Opera della settimana: dalla serie “Autoritratti” di Eleonora Pecorella

Eleonora Pecorella è una fotografa e storica dell’arte nata a Roma nel 1973. Si è laureata e poi diplomata alla Scuola di Specializzazione di Storia dell’Arte Medievale e Moderna del’Università degli studi di Roma La Sapienza. Ha lavorato alcuni anni a Roma nel campo dell’arte contemporanea. Nel 2008 si è trasferita a Londra, dove si è dedicata esclusivamente alla fotografia come principale interesse e attività, studiando fotografia alla St Martins School of Arts.

Non appena ha preso confidenza con la macchina fotografica, ha sentito che la fotografia era il mezzo che veramente soddisfaceva il suo bisogno di espressione. La sua prima attività si è focalizzata sulla macro fotografia, iniziando una ricerca su piante e fiori al fine di investigare la artisticità nel mondo delle piante che silenziosamente circondano la vita umana. Da questo lavoro è nata la sua prima mostra personale, Botanical Beauty, all’Imperial College di Londra nel Maggio -Giugno 2010. Da quel momento ha iniziato a esplorare nuovi soggetti. Ha intrapreso nel 2012 un viaggio intorno al mondo durato 4 mesi, tenendo un photoblog su una rivista italiana online (TheTripMag).

Ha un approccio estetico alla vita, ma a seguito degli studi umanistici, crede che il contesto storico, sociale e politico, siano informazioni fondamentali per comprendere e rappresentare la realtà.

Ha esposto in varie mostre individuali e collettive, sia a Londra che in Italia, e ricevuto premi e riconoscimenti per il suo lavoro. Vive tra Londra e Roma.

OPERA

“Queste coppie di autoritratti compongono una serie di riflessioni sull’essere. Mi chiedo cosa siamo realmente e come la nostra apparenza sia connessa al nostro intimo essere, quale rapporto interconnette il nostro Io-sociale che interagisce con il mondo esterno e il nostro Io-interiore profondo e meno, o mai, manifesto. Le coppie di ritratti rappresentano questo possibile incontro. Nella prima coppia la mia identità intima osserva la mia stessa intimità, sono entrambe nude, il contesto è quello dei meandri profondi dell’interiorità, sempre mutevoli, ma che soltanto noi stessi siamo in grado di cogliere in momenti di rara lucidità, quando l’intimità indaga se stessa; nella seconda la mia identità interiore è nuda e scruta la sua controparte sociale; nella terza coppia l’intimità e l’apparenza si offrono all’osservazione esterna. In quest’ultima composizione, l’osservatore incontra l’identità esteriore vestita e sente di coglierla e conoscerla nella sua completezza e definitezza; contemporaneamente entra in contatto con la mia identità interiore più intima di cui però ha una conoscenza fluida, sfuggente poiché la natura stessa del nostro Io-profondo è il continuo mutamento e per questo passibile di una conoscenza mai definitiva”.

Dalla serie autoritratti

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